l’architettura immaginata

fitter happier and more productive

Month: April, 2011

specie di libri #10: Christopher Orr

Fino al 29 Gennaio 2011, alla Galleria Hauser & Wirth di Zurigo, si tiene una personale dell’artista scozzese Christopher Orr.

Grandi muri grigi, nei quali navigano piccoli quadri dipinti con tinte scure, verdi, ocra.

Orr ci invita ad entrare, a causa delle modestissime dimensioni delle opere che obbligano ad avvicinarsi fino a sfiorare i quadri, all’interno di mondi inquietanti nella loro apparente serenità. Come fuoriusciti da un tempo e uno spazio che, forse, non esistono più, o che, meglio, non sono mai esistiti, piccoli universi punteggiano le pareti della galleria, richiami verso un’esistenza diversa dalla realtà circostante.

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Additions and Insertions

text published on C3 Magazine, n.315

versione italiana

We are adding

Soon, upon the demand of the readership — which was everyone, Uprighter and Sloucher alike — The Book of Antecedents included a biennial census, with every name of every citizen and a brief chronicle of his or her life (women were included after the synagogue split), summaries of even less notable events, and commentaries on what the Venerable Rabbi had called LIFE, AND THE LIFE OF LIFE, which included definitions, parables, various rules and regulations for righteous living, and cute, if meaningless, sayings. The later editions, now taking up an entire shelf, became yet more detailed, as citizens contributed family records, portraits, important documents, and personal journals, until any schoolboy could easily find out what his grandfather ate for breakfast on a given Thursday fifty years before, or what his great-aunt did when the rain fell without lull for five months. The Book of Antecedents, once updated yearly, was now continually updated, and when there was nothing to report, the full-time committee would report its reporting, just to keep the book moving, expanding, becoming more like life: We are writing…We are writing…We are writing . . .

Jonathan Safran Foer, Everything is illuminated, 2002

It’s not a coincidence if someone built a chapel on the ruins of a temple to Hercules. And it is not by chance that it is dedicated to the Holy Power. Because, perhaps unconsciously, perhaps with an enlightened vision of the future, this small church will have to withstand the city’s urban growth.

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Il design spiegato a me stesso #2

Ieri al Sole 24 Ore si mangiava bene.

Si beveva anche discretamente. C’era un passito molto dolce (Dolcedo, si chiamava, appunto) e dei cioccolatini deliziosi che poi sono arrivato a casa sfondato.

Mi sono appostato di fianco ai tavoli in maniera che all’apertura delle danze fossi in posizione corretta per riempirmi i micropiatti (li odio) all’inverosimile. A un certo punto la persona che serviva il prosciutto crudo lo tagliava come un muratore bergamasco taglia i tubi piombati col flessibile.

Ah, sì. C’era la mostra su Gio Ponti. L’ho persa, credo, a meno che quei 5-6 oggetti rinchiusi in teche-celle non costituissero il corpo della mostra.

E, poi, si doveva aspettare che finisse la conferenza prima di rubare un piccolo pezzo di focaccia…

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specie di libri #9: Villa Müller

 

L’esterno di Villa Müller è un volume severo, che si erge nel pieno di un distretto residenziale di Praga come una voce solitaria in un coro di numerose banalità. Un volume che pare non lasci spazio all’immaginazione, senza colore, di un ordine ferreo.

Avvicinandosi, l’ingresso ci fa capire, però, che qualcosa non quadra: il rivestimento in travertino dell’alto zoccolo si piega, deformandosi e trasformandosi in una panca, inquadrando una finestra e una porta. Il candore dell’esterno, rigido e squadrato, qui si inceppa, come mostrando un presagio di ciò che ancora deve apparire.

E così, varcando la soglia della casa, ci accoglie un’esplosione di colori, di texture, di materiali, che pare trattenuta a forza dal limite bianco dell’esterno, che riesce, nonostante lo sforzo, a non mostrare nulla del turbinio interno, lasciandolo nascosto, segreto.

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il design spiegato a me stesso

E’ primavera.

Lo so perchè una settimana fa ho tirato avanti di un’ora l’orologio.

Lo so perchè le giornate sembrano più lunghe e la pianta di peperoncino sul mio balcone è piena di piccole foglie di un irreale verde chiaro.

Poi, lo so, perchè si sente nell’aria l’odore dolce e alternativo del designer liberato: dopo un inverno passato nella fabbrica di Artemide, di Kartell, di Kvadrat, rinchiuso suo malgrado invece di socializzare a qualche festa, ora i nuovi oggetti sono pronti e necessitano della giusta pubblicità.

 

E’ primavera e a Milano significa una sola cosa: arriva, lungo e festaiolo, il Salone del Mobile.

Ecco, da qualche settimana non si può schivare: ogni sito che si rispetti presenta l’anteprima dell’anteprima della nuova libreria robot di Novembre, dell’orologio dei SANAA, dell’appendiabiti di non so chi. Bisogna stare attenti, perchè sono cose potenti, che ti urlano addosso tutto la loro, profonda, progettualità.

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