
Alison and Peter Smithson drove four Citroëns: a Citroën ID, a Citroën DS, a Citroën ID Break and a Citroën CX.
C’è qualcosa di conflittuale nel rapporto fra architettura e auto, che parte forse da una specie di dicotomia fra le rispettive definizioni: immobile e mobile.
In qualche maniera edifici e veicoli hanno cercato, rispettivamente, di rubare peculiarità l’una all’altra: l’architettura con l’utopia del movimento, le città con ruote degli Archigram, la possibilità di ridurre le dimensioni al minimo per permettere il trasporto, fino ai movimenti parziali, come quelli dei primi edifici di Calatrava; l’auto con la ricerca di un comfort estremo, che sempre più trasforma un mezzo di locomozione in una sorta di salotto con ruote, nel quale sia piacevole passare del tempo, attraverso tecnologie che spesso sono una derivazione diretta di quelle usate nelle abitazioni (dallo stereo alle applicazioni web).
E’ significativo, in questo senso, che buona parte delle pubblicità per automobili che passano sui media di comunicazione presentino il veicolo sullo sfondo, mobile o statico, di un edificio. E, ancora più significativo, le architetture di accompagnamento sono in generale opere contemporanee, non estreme, ma sicuramente lontane anni luce da quelle presentate nelle pubblicità di residenza (anch’esse tipiche nel loro essere banali, a-spaziali, finto antiche).
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