Frattali: sulla demolizione (o, sui maestri)

by diego terna

The march of preservation necessitates the development of a theory of its opposite: not what to keep, but what to give up, what to erase and abandon. A system of phased demolition, for instance, would drop the unconvincing pretence of permanence for contemporary architecture, built under different economic and material assumptions. It would reveal tabula rasa beneath the thinning crust of our civilization – ready for liberation just as we (in the West) had given up on the idea.

OMA, Cronocaos, Venice Biennale 2010, 29082010


[…] la necessità di avviare anche in Italia, grazie ad appositi sgravi fiscali, una politica mirata e chirurgica di demolizioni. Anche perché i pezzi da rottamare sul nostro territorio non sono solo nelle periferie degli anni 70, ma anche nei quartieri di villette in via di abbandono, nei centri commerciali in disuso, perfino in alcuni palazzi vuoti dei centri storici. Una politica di demolizioni selettive e di sostituzioni con nuove architetture di qualità aiuterebbe infatti le nostre città a crescere e migliorare senza più consumare nuovo suolo agricolo o naturale.

Stefano Boeri, Demolizioni, Corriere della Sera, 30082010


Oggi a Genova esiste la possibilità di demolire alcuni edifici. Attraverso le demolizioni è possibile rimodellare la città. E’ necessario immaginare un progetto che si assuma la responsabilità di eliminare ciò che intralcia e che si prenda la libertà di decidere come usare il vuoto che ne deriva. Individuiamo nell’1% la quantità di edifici che è possibile demolire e chiamiamo questo progetto GE -1%.

baukuh, Gosplan, OBR, Sp10, Una2, GE -1%, 30012011

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