specie di libri #11: un commento, passato, all’expo

by diego terna


La Nonna non aveva la minima fiducia nell’Esposizione che era stata annunziata. L’altra, quella dell’82, era servita soltanto a danneggiare i piccoli commercianti, a far spendere soldi in malo modo ai gonzi. Di tanta caciara, di tanto trambusto e di tanto sbruffo, nulla era rimasto, se non due o tre terreni in abbandono, e certi troiai di calcinacci, che a vent’anni di distanza non c’era ancora un cane che se la sentisse di prelevarli…

[…] “Se era per far uscir fuori i burini dai loro campi, sarebbe bastato offrirgli delle feste da ballo al Trocadéro!… E’ così grande che c’è posto per tutti! Mica c’era bisogno, per questo, di sventrare tutta la città e di coprir la Senna!… Non è una buona ragione per dilapidare se non riusciamo più a divertirci fra noi! Ma!”

[…] Ci rimettemmo in giro per le consegne. La porta grande, quella monumentale all’angolo della Concorde, noi la vedemmo nascere. Così delicata, così minuziosamente curata. Cincischiata, infronzolita da capo a piedi, da sembrare una montagna in abito da sposa.

[…] Dapprincipio mio padre fece la faccia brusca, ma poi finì per entrare, da solo, un sabato pomeriggio…

Con generale sorpresa, rimase affascinato, fatta la prova…

Beato e contento come un bambino che ha visto le Fate…

[…] In manco un’ora, nel recinto, aveva visto tutto, mio padre, visitato tutto, capito tutto e magari ancor più di quanto ci fosse da capire, dal padiglione dei serpenti neri alla Galleria delle macchine, e dal Polo Nord ai Cannibali… […] E così, una domenica, ci mescolammo tutti e tre con la folla.

[…] Ci ritrovammo, sbalorditi, nella Galleria delle macchine, un vero macello lì lì per scatenarsi sul nostro capo in una cattedrale trasparente, una babele di vetri fino al cielo.

[…] Curiosa la sistemazione del Piazzale, mirifica… Due file di enormi torte, di bignè fantastici, farciti di balconi, imbottiti di zigani avvolti nelle bandiere, nella musica, e milioni di lampadine ancora accese in pieno mezzogiorno.

Louis-Ferdinand Céline, Morte a credito, 1936, traduzione di Giorgio Caproni.

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