specie di libri #12: Bildbauten

by diego terna

Philipp Schaerer, nel suo libro Bildbauten, edito da Standpunkte, del 2010, ci accompagna in un breve viaggio attraverso delle immagini di piccole architetture, ritratte semplicemente attraverso un singolo prospetto.

Pare un catalogo, più o meno ragionato, di case singole, ritrovate chissà come in un mondo fantastico, che mostra, però, un indescrivibile senso di estraneità. Non ci sono persone, in questi ritratti edilizi. Non ci sono ombre. E le forme di queste strane architetture mostra una genesi comune, l’approccio di un medesimo progettista. I prospetti stessi sono ambigui, con la quasi totale assenza di aperture o di bucature, con materiali, in alcuni casi, difficilmente definibili.

Inizia allora a insinuarsi il dubbio sulla veridicità delle fotografie.

Forse sono opere d’arte, forse sono modelli in scala di architetture immaginarie. Una più attenta osservazione può far dubitare della statica di queste, presunte, case; i riflessi sulle poche finestre mostrano dei confusi riflessi, che non sembrano appartenere allo stesso territorio sul quale è adagiato l’edificio.

E’ necessario visitare il sito di Schaerer, per capire (www.philippschaerer.ch). Qui possiamo assistere al making of di una di queste immagini, per scoprire, semplicemente, che si tratta di una elaborazione di fotoritocco, che ricostruisce, da zero, una realtà fittizia.

L’intento di Schaerer è, allora, chiaro: lavorando come renderista in alcuni studi di architettura, tra i quali quello di Herzog & De Meuron, e poi nel proprio, l’architetto svizzero ha iniziato da alcuni anni una riflessione sulla produzione di immagini digitali.

Oggi è sempre più probabile imbattersi, nel fiume di pubblicazioni web che riguardano l’architettura, in immagini per le quali è molto difficile stabilire rapidamente se si tratti di render o di fotografie reali. Si insinua il dubbio, quindi, sulla produzione stessa dell’architettura, che dovrebbe avere a che fare con una fisicità notevole, ma che, lentamente, si sta eclissando dietro spazi fittizi, che nulla hanno a che vedere con i materiali, la gravità terrestre, la statica, le funzioni, l’uso delle persone.

L’uso di immagini digitali, sempre più spesso, ha perso la funzione di descrivere le peculiarità di uno spazio architettonico, divenendo un tentativo di ricreare un’architettura di facciata, una quinta scenografica, sempre più vicina alla realtà, ma sempre più lontana dalla spazialità.

speciedilibri@gmail.com

Advertisements