specie di libri #14: AS in DS

by diego terna

Alison and Peter Smithson drove four Citroëns: a Citroën ID, a Citroën DS, a Citroën ID Break and a Citroën CX.

C’è qualcosa di conflittuale nel rapporto fra architettura e auto, che parte forse da una specie di dicotomia fra le rispettive definizioni: immobile e mobile.

In qualche maniera edifici e veicoli hanno cercato, rispettivamente, di rubare peculiarità l’una all’altra: l’architettura con l’utopia del movimento, le città con ruote degli Archigram, la possibilità di ridurre le dimensioni al minimo per permettere il trasporto, fino ai movimenti parziali, come quelli dei primi edifici di Calatrava; l’auto con la ricerca di un comfort estremo, che sempre più trasforma un mezzo di locomozione in una sorta di salotto con ruote, nel quale sia piacevole passare del tempo, attraverso tecnologie che spesso sono una derivazione diretta di quelle usate nelle abitazioni (dallo stereo alle applicazioni web).

E’ significativo, in questo senso, che buona parte delle pubblicità per automobili che passano sui media di comunicazione presentino il veicolo sullo sfondo, mobile o statico, di un edificio. E, ancora più significativo, le architetture di accompagnamento sono in generale opere contemporanee, non estreme, ma sicuramente lontane anni luce da quelle presentate nelle pubblicità di residenza (anch’esse tipiche nel loro essere banali, a-spaziali, finto antiche).

L’auto è stata, per l’architettura moderna, un demone da esorcizzare con la lusinga: dalla macchina per abitare di Le Corbusier, alla fabbrica del Lingotto di Mattè Trucco, fino alla Broadacre City di Wright, il tentativo di far proprie alcune caratteristiche dell’automobile ha spesso prodotto dei capolavori costruiti, ma sempre con un’aurea di drammaticità, come se l’auto potesse essere la medicina amara per dare una svolta moderna all’architettura.

Essendo l’auto, idealmente, un piccolo ambito spaziale, concentrato di tecnologie più o meno innovative, l’architettura ha cercato una via di fuga alla propria lentezza storica in questo estremo veicolare.

Un rapporto ironico, quasi amorevole (ma meno ossessivo di quello di Mollino e del suo Bisiluro, ad esempio) ci viene fornito da Alison Smithson, che riesce a muoversi leggera, come in tutti i progetti sviluppati con Peter, tra le possibilità offerte dal movimento dell’auto. Non è più, dunque, un tentativo di modificare lo spazio architettonico costruito, di tentare un innesto dell’industria automobilistica in quella edilizia: qui si narra, come in un breve diario, il cambiamento totale nella visione del territorio, attraverso l’uso, ormai di massa, di un mezzo di locomozione ad alta velocità.

E’ il 1983 e nel libro AS in DS, An eye on the road, edito dalla Delft University Press, Alison Smithson ci accompagna in un viaggio fatto con una Citroën DS: attraverso mappe stradali, fotografie, schemi, schizzi rapidi del paesaggio, si sviluppa un racconto che riesce a cogliere l’essenza del movimento, il reale mutamento che l’auto ha prodotto nel paesaggio, naturale e urbano.

Gli schizzi, in particolare, ci riportano ad una visione impressionistica dello spazio, fatta attraverso la cattura di attimi visivi, di scorci cangianti, che aumentano la scala dello spazio percepito, allargandolo su distanze che l’architettura difficilmente riesce a reggere.

Il carnet di viaggio lecorbuseriano, fatto ancora di schizzi rapidi, ma fondamentalmente statici, viene qui superato, attualizzato oltre il romanticismo del movimento moderno nei confronti dello spazio classico: nella DS si corre, non ci si può fermare a contemplare. Il paesaggio e l’architettura scorrono veloci, acquisendo, nolenti, quel movimento tanto agognato nella prima era delle macchine.

speciedilibri@gmail.com

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