specie di libri #15 (for dummies): Architecture for beginners

by diego terna

Louis Hellman è, da circa quarant’anni, il cartoonist della rivista britannica The Architects’ Journal and Building Design, per la quale disegna periodicamente vignette che commentano fatti salienti del mondo che ruota attorno all’architettura, con un’ironia amara che traspare in ogni singolo disegno.

Nel 1988, per la casa editrice Writers and Readers Ltd, Hellman pubblica Architecture for beginners, una corposa, ma contemporaneamente sintetica, storia dell’architettura, che parte dalla Preistoria per raggiungere la metà degli anni 80 del 1900.

Il disegnatore inglese, con un intento assolutamente didattico, inizia la propria narrazione dando una serie di definizioni su cosa sia l’architettura, che sfociano nella sua personale: Living History…unwritten records which are as revealing as any document.

Le pagine scorrono veloci, l’approfondimento è minimo, così come la critica, talvolta paradossale e ammantata di una sorta di assolutismo nel badare a dividere i buoni dai cattivi, Borromini da Bernini, Wright da Le Corbusier, la Natura dal Costruito.

E’ proprio la visione di opposti a rendere divertente questa storia, come se tutto il cammino dell’architettura non fosse altro che una serie di competizioni tra due opposte fazioni, una romantica, legata alle forme naturali, l’altra fredda e razionale, che cerca una supremazia nei confronti dell’ambiente. I giudizi sono netti, banali, un po’ faziosi, ma estremamente stimolanti: in qualche modo leggere il flusso delle vignette ci trascina in una discussione da bar, che, in fondo, ci riporta con i piedi per terra, facendoci riflettere, in maniera quasi paradossale, sul significato reale dell’architettura.

Una riflessione che ci viene quasi imposta a forza in una sequenza di vignette, nelle quali un robot, citando il manifesto del Werkbund, fa la corte ad un architetto, quindi lo sposa e fugge in luna di miele, della quale ci viene riportato il rapporto sessuale tra i due. L’architetto darà alla luce, fisicamente, dal proprio corpo, l’edificio delle Turbine AEG: l’Estetica delle Macchine è nata, sotto la supervisione di Mies, Gropius, Behrens, Le Corbusier.

In maniera quasi fastidiosa Hellman ci inchioda al mito fondativo dell’architettura moderna, alla passione degli architetti per le macchine, al connubio innaturale fra meccanismi e corpo umano, in maniera cinica, così dura da far dubitare del mito stesso.

Così, quello che poteva sembrare un libro leggero, giusto per principianti, ci costringe a ripensare al ruolo dell’architettura nella società e agli effetti con cui lo spazio costruito può realmente migliorare o peggiorare il mondo: domande che spesso, nella pratica quotidiana, si dimenticano, ma che rimangono sempre a fondamento del lavoro di un architetto.

speciedilibri@gmail.com

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