specie di libri #17: Mollino, Vadacchino

by diego terna

I vincoli materiali che condizionano la comunicazione al prossimo di quell’opera d’arte che è il tale canto, e sia pure l'”Infinito”, non hanno la drammatica imponenza di quelli che hanno preoccupato il “maestro d’opera” per fare esistere e  acrobaticamente rimanere in piedi i cinquanta metri d’aria della più audace delle architetture gotiche.

Nel costringere in quindici versi l’anelito a intendere i sovrumani silenzi e le morte stagioni, nel dire la impossibilità a pensarle e l’abbandono nell’immensità del mondo placato in dolce rassegnazione, Leopardi non rivela e tanto meno esprime l’operazione tecnica che condiziona l’esistenza materiale dell'”Infinito”.

Nei cinquanta metri in chiave della nave di Beauveais sentiamo invece il dramma della sua esistenza materiale e lo riviviamo sempre presente come fatto estetico essenziale del mondo espresso dal suo autore. Questo dramma tecnico che qui ci traghetta nel mondo della poesia per mezzo di “associazioni” non puramente visive, non potremo invece invocarlo per accostarci esteticamente all’architettura della Rinascenza.

Ogni architettura quindi per essere intesa va letta nella sua lingua. E le lingue possono essere infinite. 

Carlo Mollino, Franco Vadacchino, Architettura. Arte e tecnica, 1948

In questa frase, che Mollino scrive nel 1948, ci viene restituita una brama, una speranza per l’architettura che, in qualche maniera, qualsiasi architetto dovrebbe avere quando progetta. Nella frase di Mollino, nel suo comparare l’architettura alla letteratura, alla poesia, superandola addirittura, si possono leggere momenti di ingenuità, forse una riflessione superficiale sul rapporto fra arte e architettura, ma non si può non sentire una passione per la progettazione dello spazio che ha pochi eguali, oggi. L’architetto torinese riesce a raccontarci in poche parole cosa sia l’architettura: il gioco dei volumi sotto la luce, musica congelata, il meno è più, forse, ma soprattutto il sentimento di drammaticità che si prova sulla pelle quando si entra in un capolavoro dell’architettura.

Lo spazio, dunque, è prodotto attraverso un puro atto artistico, che deve riverberarsi sulle sensazioni provate dai visitatori. Oggi l’architettura trova delle definizioni che cercano di trascinarle in campi non propri, come se tutto fosse architettura e come se architettura fosse tutto.

In realtà così non è: l’architettura, pur nella sua amplissima accezione, si può definire solo attraverso l’emozione che suscita nelle persone che la visitano: positive, negative, di ammirazione o di repulsione, fastidiose o rilassanti, le sensazioni derivano da uno scenario progettato.

Il libro scritto da Mollino e Vadacchino è un canto continuo a questa definizione di spazio, fatta con amore, con speranza. Lo si nota dalle decine di piccoli disegni che corrono lungo le pagine stampate: come piccoli gioielli, riescono a ritrarre in pochi segni le caratteristiche essenziali di architetture diversissime, di oggetti, naturali e artificiali, di opere d’arte.

Aprire le pagine di questo libro significa immergersi in un catalogo appassionato di architetture, un viaggio da fermi, che ci riporta continuamente sulla via dello spazio.

speciedilibri@gmail.com


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