specie di libri #18: Pet Architecture

by diego terna

When we walk on the streets of Tokyo, we find amazingly small buildings between streets, along widened roads and spaces between tracks and roads.[…] Their laudable presence reminds me of something, I thought, and one day, I realized that they are like pets. Our society does not consist only of human beings. Various animals come into our lives as “pets”, and they were given spaces to live. […] It is said that connecting with pets psychologically relieves many people. It is because they live a totally different existence from us […]. It is quite good for our mental health since pets are not subjects of direct comparison to us, human beings. In other word, if decent buildings standing in decent spaces were to be considered “human beings”, small building standing with all their might in odd spaces would seem to be like pets in urban spaces due to the sense of distance from human beings and the sense of presence in scenery. […] We have decided to call small buildings “Pet Architecture”, those that are smaller than “rabbit houses” (a term to make fun of small houses in Tokyo) and bigger than doghouses.

 

Nel 2002 Atelier Bow-wow (con il Tokyo Institute of Technology Tsukamoto Architectural Lab) pubblica il libro Pet Architecture Guide Book, edito da World Photo Press.

Si tratta di una ricognizione nella città di Tokyo volta a svelare piccole architetture che si insinuano negli spazi di risulta della grande metropoli, come minuscoli alieni nel corpo vivo delle architetture costruite. Edifici che potrebbero essere eretti sulle Fake Estates che Gordon Matta-Clark comprava a New York nel 1973, particelle catastali derivate da sottrazioni banali di proprietà, private di senso spaziale, ma che qui, a Tokyo, riescono a riscattarsi, dando vita a spazi che un senso, ancora, possono mostrare.

Il lavoro di Atelier Bow-wow è un catalogo di micro storie, logico e ragionato, con una tassonomia rigida ed un disegno depurato da qualsiasi necessità “estetica”, attraverso assonometrie in scala, comparabili grazie ad una figura umana di riferimento (e ad un pet, ovviamente). E’ un catalogo che ci fa entrare in un mondo di esistenze umili, fuori dalla storia dell’architettura, ma che, tutte insieme, mostrano la forza di una crescita irrefrenabile, del tentativo dell’uomo di costruirsi un rifugio che non è altro che una estensione diretta del proprio corpo.

Instabili, mutanti, queste architetture di compagnia potrebbero essere demolite e ricostruite senza perdita di identità, perché è la dimensione la caratteristica preponderante; come l’edificio papera di Robert Venturi, è la presenza il fondamento della loro architettura: niente forma, niente linguaggio spaziale, niente riferimenti. Questi piccoli edifici non vogliono dire nulla se non un generico “sono qua”, ma in questo sussurro riescono a ridare un senso, grazie ad una ferrea ed univoca chiarezza, alla funzione che ospitano, come se, depurate da ogni parte sovrabbondante, riuscissero a svelare l’essenza della funzione stessa.

 speciedilibri@gmail.com


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