denso – sfumato: una azione da gol, una canzone

by diego terna

L’11 ottobre 2011 la nazionale di calcio spagnola affronta quella scozzese, in un incontro valido per la qualificazione a Euro 2012.

Intorno al sesto minuto i giocatori della Spagna inanellano 41 passaggi consecutivi, durante i quali tutti e undici i giocatori, compreso dunque il portiere, toccano la palla almeno una volta e per circa un minuto e mezzo impediscono agli avversari di sfiorare il pallone.

Si tratta, perlopiù, di passaggi di prima, frutti di continue accelerazioni e decelerazioni, un gioco che sfianca l’avversario, come in una corrida, tutto finalizzato al colpo finale, da eseguire alla massima velocità, con il nemico ancora stordito. E così avviene, con Silva che segna il gol del vantaggio per la propria squadra, grazie al quarantaduesimo tocco.

Nei giorni successivi alla partita alcuni quotidiani hanno provato a schematizzare l’azione, attraverso un disegno in pianta che dà una parvenza spaziale all’atto ma che, in qualche maniera, sembra tradire i movimenti nello spazio reali.

Questo disegno (rielaborato da una pubblicazione de La Stampa) mette in risalto alcune difficoltà nel tradurre delle azioni umane entro un territorio definito, quale può essere un campo da calcio e una spettacolare (per quanto, forse, noiosa) azione da gol.

A prima vista lo schema ci narra di una concentrazione entro la fascia di centrocampo, sull’ala destra della squadra iberica, alla quale fanno da supporto due distese propaggini verso la propria area e verso quella degli avversari.

Per questo, vedendo questo disegno, ho pensato ad una canzone dei C.S.I., Esco, pubblicata nel 1996 all’interno dell’album Linea Gotica.

Ha un schema molto simile a quello che ritrae l’azione calcistica della Spagna: un inizio lento, strascicato e ripetuto, che lascia vagare l’ascoltatore senza un indirizzo preciso. Alla prima strofa segue una parte di sola musica, che pare essere preludio ad una maggiore intensità, ma che invece si scopre essere il nodo di una ulteriore strofa.

Poi, magicamente, la canzone prende forma, con un testo intenso, cantato quasi senza pause, senza respiro. Qualche secondo, poi riprende il sopravvento la linea lunga, trascinata lungo le strofe, ancora uguali.

Così, il disegno e la canzone paiono raccontare una medesima topologia: linea lunga, sfumata e indefinita; ammasso concentrato, densità, una velocità in potenza, ma mai pienamente espressa; nuova sfumatura, verso lo sbocco finale.

Un disegno ci spiega molto della realtà, eppure, in questo caso, l’azione del gol della Spagna è assai differente rispetto alla sua traduzione planimetrica, forse perchè  manca a quest’ultima la componente temporale: la concentrazione a centrocampo è sì velocità in potenza, è densa, ma le sfumature si presentano, prima, come una dispersione di forza, con i retropassaggi alla difesa e al portiere, poi come massima espressione di una velocità completamente compiuta, che porta, senza la fatica trascinata dalla strofa dei C.S. I., alla conclusione dell’atto.

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