specie di libri #20: Done.Book

by diego terna

C’è un leggero scarto disorientante fra le immagini dell’archivio Gavagnin e quelle degli appunti veneziani di Ruskin. Pur narrando vicende simili, il parallelo fra le due storie non è perfetto e in questa minima discrepanza si insinua l’interesse per il libro di Wolfgang Sheppe, Done. Book, presentato alla dodicesima Mostra Internazionale di Architettura, nel 2010.

Qui sono riportate le fotografie che i coniugi Gavagnin, Gabriella ed Alvio, hanno scattato a Venezia durante una vita di collezionismo, sistematicamente, sestiere per sestiere, partendo dal numero civico 1 e arrivando al 6.000 o più, messe a confronto con gli schizzi che John Ruskin, intorno alla metà del 1800, fece a Venezia, ancora sistematicamente, riunendoli in libri dai titoli glacialmente meticolosi (Door Book, Gothic Book, Palace Book, St M. Book, …).

E’ così possibile osservare, a libro aperto, un dettaglio fotografato a fianco dello stesso disegnato: in questa differenza di media e di tempo, si apre un mondo di passione per una città viva, descritta da uno studioso straniero e da due cittadini locali, che, grazie al rispettivo metodo empirico, ci riportano un luogo di incredibile ricchezza.

Se lo schizzo cerca l’astrazione del diagramma, anche nei difetti, nel logoro, nel distrutto, la fotografia ritorna all’uso delle persone e riporta nuovamente alla perfezione degli intenti, progettuali e realizzativi.

Venezia, attraverso queste due distanti descrizioni, ci appare un luogo brulicante di tensione, dove ogni manufatto deve essere pensato, pesato, studiato, per trasformare un ambiente naturale in un estremo artificio, che ci appare, così, umano, vitale. Il viaggio di scoperta dei coniugi Gavagnin e dello studioso inglese ci portano l’esempio di una città che non può morire, perchè, nonostante l’apparente museificazione del suo ambiente generale, è costruita sulla stratificazione di complessità troppo lontane dalla finta apparenza dei luoghi tipici del turismo di massa.

Il piccolo graffito di un ratto, descritto in una foto scattata nel 1981, non ritrae una decorazione, ma una maniera di appropriazione di un edificio e quindi di uno spazio; ritrae la concentrazione di una dimensione in un luogo peculiare, diverso da ogni altro, visto da ogni cittadino in maniera leggermente divergente, così da poter costruire innumerevoli immaginari sullo stesso, piccolo, disegno.

Quello che succede, tra le pagine del libro, osservando i percorsi apparentemente paralleli di due veneziani e di un inglese.

 speciedilibri@gmail.com


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