specie di libri #23: Archigram

by diego terna

Tra il 1961 e il 1974 Warren Chalk, Peter Cook, Dennis Crompton, David Greene, Ron Herron, Mike Webb danno vita ad un progetto che darà il nome al gruppo di architetti e, contemporaneamente, ad una rivista: Archigram.

In tredici anni pubblicheranno nove numeri (e mezzo) della rivista stessa, riuscendo a costruire una sorta di leggenda editoriale, ormai preda ambita (a prezzi proibitivi) di collezionisti incalliti, ma facilmente reperibile su web, attraverso The Archigram Archival Project , che raccoglie l’intera opera del gruppo inglese.

Il progetto Archigram è ancora oggi interessante per l’utilizzo di media non architettonici ai fini della costruzione (teorica) di architetture: la scrittura, che diventa grafica, poi immagine, quindi disegno tecnico e infine fumetto, riesce a definire ambiti che sono propri dell’architettura stessa. Nello scorrere grafico del testo è possibile, infatti, sentire la sensazione forte di uno spazio progettato, delle sue ricadute fisiche, della vita possibile all’interno dello stesso.

Al contrario di quanto sta avvenendo oggi, con la nascita di innumerevoli luoghi di discussione teorica sull’architettura (Archizines, come il titolo della mostra tenuta allo Spazio FMG a Milano), la rivista Archigram non raccoglie la riflessione critica sullo spazio, ma prova, bensì, a costruirlo: le pagine del magazine sono pregne di ricerca progettuale, di uno spirito pieno di passione verso un possibile progresso dell’architettura.

Come architetti super-eroi (la copertina del numero 4 è emblematica), gli Archigram si caricano sulle spalle le implicazioni progettuali di un mondo in fermento verso il futuro: non è un caso che la rivista nasca nel 1961, nell’anno del primo volo nello spazio, riesca a dialogare con le forme di 2001: Odissea nello Spazio, del 1968, e si concluda pochi anni dopo l’ultimo allunaggio dell’uomo, nel 1972.

In qualche maniera la rivista Archigram ha sviluppato l’ultima idea di una architettura del progresso, inedita: già pochi anni dopo, nel 1978, Koolhaas proporrà un retro-manifesto in Delirious New York, riportando l’architettura nel solco tradizionale della sua pratica, attraverso lo studio e la riproposizione di elementi del passato, evoluti entro termini contemporanei.

Poco prima della conclusione definitiva delle pubblicazioni, nel 1973, Peter Cook raccoglie l’esperienza della rivista in un libro, che ancora ha come titolo Archigram, e nel quale, nella nota introduttiva, descrive chiaramente l’approccio progettuale del gruppo, che solo un anno dopo si scioglierà, contemporaneamente alla conclusione della pubblicazione della rivista:

Originally we started to collect the material of the earlier issues of Archigram magazine so that it could be reprinted in one volume. Soon, though, we began to feel the limitations of this. We could tell that our efforts had progressively shifted outwards. and that the magazine – the thing which had originally brought the Archigram group together – had become but one of a series of vehicles for our ideas.

Primarily we are concerned with the development of ideas, by way of design as the mode of experiment. Somehow, a reciprocity sets up between objective notions and specific designs. There seems to be no describable structure to the way in which these refine, except that among the group there is from time to time an intense welling-up of enthusiasm far a group of ideas and (perhaps much later) we realize that we have set for ourselves a Gestalt.

It then seems that cheerfully, and without perversion, we disintegrate the structure of our work from within – almost as soon as it can be defined. This is consistent with our attitude towards change, and our mistrust of ‘definitive’ architecture. It is therefore a natural consequence that the notion of metamorphosis should recur so often, particularly in our more recent work. This book has itself metamorphosed from a reprint job to a chronicle and (a little) from a chronicle to an attempt to summarize certain phases or syndromes. This accounts for some jumps and shifts within an otherwise sequential presentation.


speciedilibri@gmail.com

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