Il design spiegato a me stesso #4

by diego terna

[…] Lui poggiò la mano sul didietro dell’addormentato, come per sentire se era abbastanza soffice e poi, senza dire nè uno nè due, ci si sedette tranquillamente.

– Dio Buono, Quinqueg, non sedetevi lì – dissi.

– Oh, molto buono sedile, – disse Quinqueg – mio paese così; non farà male lui la faccia.

[…]

Quinqueg mi fece sapere che al suo paese, mancando ogni specie di divani e sofà, i re, i capi e i grandi in generale usavano ingrassare come ottomana qualcuno delle classi più umili; e così per ammobiliare bene una casa c’era soltanto da comprare otto o dieci poltroni e distribuirli in giro, contro le pareti e nelle alcove. E poi ciò era molto utile in una gita, molto meglio di quelle sedie da giardino che sono trasformabili in bastoni da passeggio: chiamando all’occasione un capo il suo servo e invitandolo a far di sè un divano sotto un albero vasto, in un punto magari umido di melma.

Herman Melville, Moby Dick; o la Balena, 1851

Qualcosa di meno spigoloso, insomma, degli arredi del Korova Milk Bar di Kubrick.

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