Book reduction #1: Moby Dick o la Balena

by diego terna

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Herman Melville, Moby Dick o la Balena, 1851, traduzione di Cesare Pavese, 1941

Book reduction è un esperimento di essiccazione di un libro, assolutamente personale, nel quale emergono frammenti di testo che mi hanno, particolarmente, colpito. Una sorta di bigino individuale, più o meno sintetico.

Il grassetto è del sottoscritto.

In questo caso, grazie a Vinicio Capossela per la colonna sonora.

A nessun uomo piace dormire con un altro in un letto. Di fatto, voi preferireste non dormire nemmeno con vostro fratello. Non so come sia, ma la gente, quando dorme, ama la segretezza. E quando si tratti di dormire con uno sconosciuto, in una locanda sconosciuta, in una città sconosciuta, e questo sconosciuto sia un ramponiere, allora le obiezioni si moltiplicano all’infinito. E non c’era nessuna ragione al mondo perché io, come marinaio, dovessi piuttosto di un altro dormire in un letto, giacché i marinai non dormono in uno stesso letto, in mare, più di quanto non facciano i re scapoli a terra. È vero che tutti dormono insieme in un locale, ma ognuno ha la sua branda, si copre della sua coperta e dorme nella sua pelle.

 —

Le coste ed i terrori di dentro la balena,

facevano a me intorno un buio spaventoso,

di Dio l’onda nel sole si muoveva serena,

portandomi abissato al giudizio doloroso.

lo vidi spalancarsi la bocca dell’inferno,

con pene e con dolori d’orrenda privazione,

che, solo chi ha provata, sa che cos’è in eterno:

cadevo nell’abisso della disperazione.

Nella disperazione mi rivolsi al mio Dio,

quando appena potevo sperar più la pietà,

ed Egli piegò il capo a udire il prego mio

e la grande balena mi gettò in libertà.

Corse rapido Iddio al mio grido di pena,

come fosse portato da un bianco delfino;

risplendeva sulle acque la faccia serena

del mio Liberatore tremendo e divino.

Nel mio canto per sempre vorrò ricordare

quell’istante gioioso di nuova concordia;

d’ora innanzi per sempre dovrà risuonare

del mio Dio la potenza e la misericordia.

[2 Dal ventre del pesce Giona pregò il Signore suo Dio

3 e disse:

«Nella mia angoscia ho invocato il Signore

ed egli mi ha esaudito;

dal profondo degli inferi ho gridato

e tu hai ascoltato la mia voce.

4 Mi hai gettato nell’abisso, nel cuore del mare

e le correnti mi hanno circondato;

tutti i tuoi flutti e le tue onde

sono passati sopra di me.

5 Io dicevo: Sono scacciato

lontano dai tuoi occhi;

eppure tornerò a guardare il tuo santo tempio.

6 Le acque mi hanno sommerso fino alla gola,

l’abisso mi ha avvolto,

l’alga si è avvinta al mio capo.

7 Sono sceso alle radici dei monti,

la terra ha chiuso le sue spranghe

dietro a me per sempre.

Ma tu hai fatto risalire dalla fossa la mia vita,

Signore mio Dio.

8 Quando in me sentivo venir meno la vita,

ho ricordato il Signore.

La mia preghiera è giunta fino a te,

fino alla tua santa dimora.

9 Quelli che onorano vane nullità

abbandonano il loro amore.

10 Ma io con voce di lode offrirò a te un sacrificio

e adempirò il voto che ho fatto;

la salvezza viene dal Signore».

11 E il Signore comandò al pesce ed esso rigettò Giona sull’asciutto.

dal Libro di Giona ]

chagall - jonah

Marc Chagall, Jonah, 1961

Lui poggiò la mano sul didietro dell’addormentato, come per sentire se era abbastanza soffice e poi, senza dire nè uno nè due, ci si sedette tranquillamente.

– Dio Buono, Quinqueg, non sedetevi lì – dissi.

– Oh, molto buono sedile, – disse Quinqueg – mio paese così; non farà male lui la faccia.

[…]

Quinqueg mi fece sapere che al suo paese, mancando ogni specie di divani e sofà, i re, i capi e i grandi in generale usavano ingrassare come ottomana qualcuno delle classi più umili; e così per ammobiliare bene una casa c’era soltanto da comprare otto o dieci poltroni e distribuirli in giro, contro le pareti e nelle alcove. E poi ciò era molto utile in una gita, molto meglio di quelle sedie da giardino che sono trasformabili in bastoni da passeggio: chiamando all’occasione un capo il suo servo e invitandolo a far di sè un divano sotto un albero vasto, in un punto magari umido di melma.

Non prometto nulla di completo, dato che ogni cosa umana creduta completa deve per questa stessa ragione essere certo difettosa. Non pretenderò di dare una minuta descrizione anatomica delle varie specie, né in questo luogo ameno gran che di descrizione di sorta. Il mio scopo è qui di tracciare semplicemente l’abbozzo di un sistema della cetologia. Sono l’architetto, non il costruttore.

 —

Tutti gli oggetti visibili, vedi, sono soltanto maschere di cartone, ma in ogni evento, nell’atto vivo, nell’azione indubitata, qualcosa di sconosciuto, ma sempre ragionevole, sporge le sue fattezze sotto la maschera bruta. E se l’uomo vuol colpire, colpisca la sua maschera! Come può il prigioniero arrivar fuori se non si caccia attraverso il muro? Per me la Balena Biancaè questo muro, che mi è stato spinto accanto. Talvolta penso che di là non ci sia nulla. Ma mi basta. Essa mi occupa, mi sovraccarica: io vedo in lei una forza atroce innerbata da una malizia imperscrutabile. Questa cosa imperscrutabile è ciò che odio soprattutto: e sia la Balena Bianca il dipendente o sia il principale, io sfogherò su di lei questo mio odio.

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Ci sono imprese in cui un accurato disordine è il metodo buono.

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Oh! la burrasca è allegra,

e il Capodoglio è un buffone,

quando sbatte il codone:

oh, che tipo scherzoso, grazioso, giocoso, gaudioso,

oh! che coso, che coso è l’Oceano, oilà!

Se la nuvola scappa

è il suo cicchetto che fuma,

quando sbatte la schiuma:

oh, che tipo scherzoso, grazioso, giocoso, gaudioso,

oh! che coso, che coso è l’Oceano, oilà!

Se la nave si sfonda

si sente un solo colpetto:

è che assaggia il cicchetto:

oh, che tipo scherzoso, grazioso, giocoso, gaudioso,

oh! che coso, che coso è l’Oceano, oilà!

 —

Dove vanno gli assasini marinaio? Chi dovrà sentenziare quando il giudice stesso è trascinato alla barra? Ma è un vento dolce e un cielo dolcissimo, e l’aria odora adesso, come se spirasse da prati lontani.

Oh una morte solitaria dopo una vita solitaria!

A te vengo, balena che tutto distruggi ma non vinci: fino all’ultimo lotto con te; dal cuore dell’inferno ti trafiggo; in nome dell’odio, vomito a te l’ultimo mio respiro. Che ogni, bara e ogni carro affondi in un pozzo comune! e poiché queste cose non sono per me, che io ti trascini in pezzi, dandoti la caccia, benché legato a te, balena dannata! Così! Lancio il lancione!

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