specie di libri #24: Il grande Gatsby

by diego terna

greatgatsby

Nel 1925 viene pubblicato Il grande Gatsby, un romanzo sul quale Francis Scott Fitzgerald sta lavorando dal 1922, a partire dalla stesura di Winter Dreams, una novella che riassume tutti i temi toccati poi nel romanzo.

Il grande Gatsby è un romanzo di denuncia, un’invettiva contro la ricerca del denaro, del potere che ne deriva, della corruzione dell’animo che provoca nei protagonisti. É un canto triste, che descrive il mondo dei nuovi ricchi che si sta affermando negli anni Venti del 1900, un mondo che verrà distrutto dalla crisi del ’29, come una sorta di epilogo romanzesco sulla falsariga di quanto narrato da Fitzgerald quattro anni prima (Fernanda Pivano scriverà, introducendo i romanzi dello scrittore americano: […] la denuncia di Fitzgerald non fu che un granello di polvere nel grande canale di denunce ben organizzate, se si vuole ben più efficaci; ma rimase una delle denuncie più poetiche – e anche più tragiche – uscite dall’esperienza diretta di uno scrittore che oltrettuto dal sistema economico d’America venne stritolato, mentre lo denunciava […])

A parte tutte le possibili letture sociali, ma anche quelle che riguardano il modo di scrivere di Fitgerald, il suo stile asciutto, l’uso di flash-backs continui, la descrizione particolareggiata di un mondo borghese in piena ascesa, rimane, nel romanzo, l’emozione di un elenco che spezza completamente la narrazione del racconto, e con essa la tensione di un finale inaspettato, e ci fa entrare in un mondo che solo una quarantina di anni dopo verrà pienamente descritto da Michel Foucalt nella prefazione del libro Le parole e le cose:

Non si tratta tuttavia della bizzarria degli incontri insoliti. È noto quanto vi è di sconcertante nella prossimità degli estremi, o anche semplicemente nella vicinanza improvvisa delle cose senza rapporto; l’enumerazione che le fa cozzare le une contro le altre possiede in sé un potere d’incantesimo […] se la stranezza del loro incontro è lampante, lo è sullo sfondo di quell’e, di quell’in, di quel su la cui solidità ed evidenza garantiscono la possibilità d’una giustapposizione.

L’elenco che troviamo nel romanzo di Fitzgerald è tratto da un appunto che il giovane Gatsby scrive sull’ultima pagina di un libro, aperto casualmente dal padre:

Sulla pagina bianca era scritta la parola ORARIO e la data del 12 settembre 1906. E sotto:

Sveglia 6.00

Esercizi coi manubri e al muro 6.15 – 6.30

Studio dell’elettricità ecc.  7.15 – 8.15

Lavoro 8.30-16.30

Baseball e sport vari 16.30 – 17.00

Esercizi d’eloquenza e di contegno

 e come migliorare  17.00 – 18.00

Studio di invenzioni utili 18.00 – 19.00

 

DECISIONI GENERALI

 

Non sprecare tempo con Shafter e [un nome illeggibile]

Smetter di fumare e di masticare gomma

Fare il bagno un giorno sì e uno no

Leggere un libro o una rivista istruttiva alla settimana

Risparmiare $ 5.00 [cancellato] $ 3.00 alla settimana

Essere più buono con i genitori

great gatsby schedule

La vicinanza improvvisa delle cose senza rapporto, come scriveva Foucault, i sorprendenti “ecc.” dopo il serissimo studio dell’elettricità e quello delle, non meglio specificate, invenzioni utili, così come il ripromettersi la lettura di una rivista istruttiva, trasformano questo elenco in un esilarante e suggestivo catalogo di azioni, di parole, di cose, di funzioni.

Ciò che colpisce, di questo elenco, è proprio il rapporto che si istaura tra elementi apparentementi muti, ma che nella forzata reciprocità paiono intessere un dialogo fittissimo di immaginari progettuali, tesi a modificare con forza la quotidianità nella vita dell’autore dell’elenco.

In qualche maniera le parole dello scrittore americano suggerisconon un approccio progettuale anche all’architettura: dalla Casa Rossa di Webb, individuata da Zevi come primo esempio moderno di elenco funzionale, fino al concorso per il parco de La Villette, dello studio OMA, il catalogo delle funzioni di un’architettura è in grado di strutturare immaginari ricchi e complessi, che esulano dalla definizione di una qualsiasi forma spaziale.

Ciò che rende interessanti i programmi funzionali è l’ambiguità che si insinua tra le funzioni stesse, tra dati apparentemente inconciliabili, che paiono cozzare tra di loro, ma che in questo incastrarsi forzatamente risultano essere l’unica maniera per riportare il mondo sulla via della complessità.

La vita del giovane Gatsby, probabilmente, vale la pena di essere vissuta nel passaggio tra gli esercizi al manubrio e lo studio dell’elettricità, tra gli sport vari e gli esercizi di eloquenza: così l’architettura, spesso, restituisce un interesse negli spazi tra funzioni differenti, tanto maggiore quanto discordanti sono le stesse.

speciedilibri@gmail.com

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