Il design spiegato a me stesso #5

by diego terna

perec le cose

Perec ci racconta di una deriva tragica nei confronti degli oggetti.

Questa mancanza di semplicità, quasi di lucidità, era tipica. Il senso dell’agio – ed era probabilmente la cosa più grave – gli mancava in modo crudele. Non agio materiale, obiettivo, ma una certa disinvoltura, una certa distensione. Tendevano ad essere eccitati, contratti, avidi, quasi gelosi. Il loro amore per lo stare bene, per lo star meglio, si risolveva il più delle volte in uno sciocco proselitismo: allora discorrevano a lungo, con gli amici, sulle virtù di una pipa o di un tavolino, ne facevano oggetti d’arte, pezzi da museo. Si entusiasmavano per una valigia – quelle valigie minuscole, straordinariamente piatte, di cuoio nero leggermente granuloso, che si vedono nelle vetrine dei negozi della Madeleine e che sembravano riassumere in sé tutti i presunti piaceri dei viaggi lampo a New York o a Londra. Attraversavano Parigi per andare a vedere una poltrona che gli era stata descritta come perfetta. E perfino, da conoscitori dei classici, esitavano talvolta a mettersi un vestito nuovo, tanto ritenevano importante, per la sua impeccabilità, che fosse già stato indossato tre volte. Ma i gesti, un tantino sacralizzati, con cui si entusiasmavano dinanzi alla vetrina di un sarto, di una modista o di un calzolaio, quasi sempre li rendevano un po’ ridicoli.

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